Serve un approccio complessivo, equo e ambizioso alla rigenerazione urbana. Il 28 marzo scorso il convegno di Milano dell’Istituto Nazionale di Urbanistica ha costituito un importante momento di avvicinamento al Congresso di Roma, che si svolgerà dal 22 al 24 maggio prossimi. Focus di entrambi gli appuntamenti: “Il piano utile”.
Bertrando Bonfantini, componente del Consiglio direttivo di INU Lombardia e responsabile della Community “Riforma dei saperi”, ha nella sua relazione al convegno di Milano trattato proprio il tema della rigenerazione urbana. In che modo deve intenderla e concretizzarla una pianificazione che sia utile, e che quindi porti benefici concreti ai cittadini e al territorio? Bonfantini spiega che “si tratta di un argomento molto attuale, visto che ha diretta relazione con i recenti fatti di cronaca, tra cui la discussione del cosiddetto ‘Salva Milano’, e con l’inflazionata deriva di provvedimenti settoriali a prevalente contenuto edilizio susseguitisi in questi anni. La rigenerazione urbana a cui dobbiamo aspirare deve avere un’accezione del tutto diversa rispetto a quella che sembra prevalere, che la considera una declinazione del problema edilizio. Mentre la rigenerazione urbana, appunto, ha per oggetto la città nel suo insieme, e trova le risorse per questa operazione complessa proprio nelle contropartite pubbliche di quegli episodi trasformativi, i quali ne sono l’alimento e non l’esito attraverso cui valutarne l’efficacia”.
Per Bonfantini “è essenziale recuperare un’accezione più precisa e pregnante di ‘rigenerazione urbana’, che ne connoti con specificità i contenuti, diversi da quelli dell’urban redevelopment della fine del secolo scorso. Oggi, nella stagione in cui la trasformazione molecolare diventa caratterizzante e ‘strategica’, la rigenerazione non può essere banalizzata in una mera lubrificazione di processi di sostituzione edilizia, che non porta benefici né fisici né sociali. Una questione che, per contro, già il Congresso INU di Salerno del 2013 aveva messo chiaramente a tema definendo la prospettiva qualificante di una ‘rigenerazione urbana come resilienza’: la rigenerazione come strumento di obiettivi di resilienza degli insediamenti”.
Perché, allora, tende ancora a prevalere una visione per così dire edilizia, di corto respiro? Perché, dice l’esponente di INU Lombardia, “siamo nel pieno di un periodo derogatorio e il senso comune vuole che gli aspetti di una malintesa ‘facilitazione’ siano centrali nelle pratiche trasformative, mentre in realtà sono dissipativi delle potenzialità che questi processi potrebbero nutrire. Sono iniqui perché non perseguono quei criteri di ‘scambio leale’ che Fausto Curti invocava. La ‘semplificazione’ adotta un metro angusto di mera efficienza, per così dire, ‘di filiera’, considerando la città ‘un prodotto’ e trascurando invece le dimensioni di un autentico processo rigenerativo degli habitat urbani in crisi”.
Giornate come quella del 28 marzo indicano la possibilità di perseguire strade alternative. Il successo del convegno di Milano è un buon viatico per il Congresso dell’INU e allo stesso tempo un incentivo a insistere su questo tipo di formule di incontro: “C’è una necessità e una domanda inevasa di eventi e iniziative di ‘formazione continua all’urbanistica’ che nella trasversalità propria dell’INU – tra amministrazione, università e professione – trova un terreno fertile di coltura, da praticarsi. L’INU deve proseguire su questa strada”, conclude.
Andrea Scarchilli - Ufficio stampa Istituto Nazionale di Urbanistica